Scambio di emozioni, uno studio conferma l’osmosi emozionale

dog-girl-field-mood-wallpaper-1920x1200Come ho avuto modo di scrivere anche per un articolo pubblicato su MondoFido, a confermare che il passaggio di emozioni è una caratteristica non solo umana ma comune anche ad altre specie animali cane compreso, ci ha pensato uno studio dell’Università di Vienna, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One , condotto su oltre 100 cani e i rispettivi proprietari. Lo studio ha evidenziato che le emozioni degli umani influenzano quelle dei loro amici a quattro zampe, confermando così l’idea già diffusa che i cani possano rispecchiare alcune delle emozioni (così come diverse nevrosi) dei loro compagni umani: una prova dell’osmosi emozionale tra cane e suo proprietario.

L’esperimento

Ai partecipanti al test sono stati misurati diversi parametri tra i quali la frequenza cardiaca, la risposta a minacce o a situazioni di stress. In relazione alla personalità, gli umani sono stati distinti nei cinque tratti distintivi della personalità: nevrosi, estroversione, apertura all’esperienza, gradevolezza e coscienziosità mentre la personalità dei cani è stata valutata anche sulla base di questionari distribuiti ai loro proprietari.

Per la valutazione dei risultati del test si è fatto riferimento ai i livelli di cortisolo, l’ormone che entra in gioco nelle condizioni di stress, rilevati nei campioni di saliva dei partecipanti (cani e uomini) al test. I cani hanno mostrato diversa variabilità dei livelli di cortisolo in base alla personalità del loro proprietario: cani con proprietari nevrotici hanno mostrato una variabilità di cortisolo più bassa, sintomo di una incapacità di far fronte a situazioni stressanti.

I risultati 

Lo studio ha rivelato che ansia e negatività sono le emozioni più facilmente trasmissibili al proprio amico a quattro zampe, ma anche i cani rilassati e amichevoli potrebbero trasferire questo stato d’animo ai propri compagni umani aiutandoli ad affrontare situazioni di stress. La considerazione importante, come riportato dalla ricercatrice Iris Schoberl,- è che  la personalità influenza il nostro modo di interagire con gli altri e con il mondo.

Cani e proprietari si influenzano vicendevolmente nell’affrontare lo stress ma questo contagio è spesso sbilanciato in favore dell’uomo la cui influenza risulterebbe più forte.

Pertanto per il benessere del cane che tanto dichiariamo di amare, noi suoi compagni umani, impariamo a riconoscere le diverse sfaccettature della nostra sfera emozionale, per comprenderla, accettarla e imparare a gestirla al fine di costruire e mantenere relazioni di qualità con l’altro, cane o altro animale che sia, uomo compreso.

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La comunicazione silenziosa

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Capire come i cani comunicano tra loro ci aiuta a metterci nei loro peli e permette di compiere l’ulteriore passo in avanti nel percorso di costruzione della nostra relazione.

Leggo e scrivo

Continuando il viaggio nel senso “principe” del cane, l’olfatto, ci imbattiamo necessariamente nelle marcature, ovvero la Comunicazione Olfattiva: la serie di comportamenti che il cane utilizza per depositare il proprio odore attraverso feci, urina feromoni e strofinamenti di specifiche parti del corpo (spalla, fianco).

Annusando una marcatura il cane può stabilire il sesso dell’altro cane che l’ha lasciata e probabilmente il suo stato emotivo e di salute.

 

Cosa avrà voluto dire

Il significato di questi comportamenti dipende dal contesto, infatti una stessa modalità di marcatura, lo strofinamento ad esempio, può essere legato all’emozione del ricongiungimento sociale, oppure ad una richiesta di aiuto o ancora in alcune occasioni ad una forma di controllo.

Ancora una volta è necessario aprire la nostra mente a diverse possibilità.

Certamente le marcature sono delle vere e proprie forme silenziose di comunicazione sociale tra cani, mediante queste azioni i cani riescono a risolvere situazioni di scacco, ad esempio possono abilmente uscire da una situazione di tensione facendo pipi e invitando l’altro ad annusare e a fare altrettanto. In altri casi, ad esempio durante una passeggiata, due cani possono marcare nello stesso punto semplicemente per dire “io c’ero” e non necessariamente in forma di competizione a stabilire chi è il più forte.

Fondamentale, per la corretta interpretazione della marcatura, è diventare attenti osservatori e tenere in considerazione ogni aspetto del cane dal suo stato emotivo al  contesto in cui la marcatura viene esibita e si realizza.

E adesso è ora di cominciare ad osservare: buon divertimento

 

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Un naso con le zampe

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Instaurare una relazione con il nostro cane, vedere il mondo secondo la sua prospettiva e quindi mettersi nei suoi “peli”, significa conoscerlo e capire come fa esperienza del mondo.

Il naso per il cane è il principale organo di senso, lo strumento fondamentale per la sua conoscenza del mondo. Con i suoi 200 milioni di recettori olfattivi (noi ne abbiamo solo 5 milioni) il suo naso equivale a un sofisticato strumento di laboratorio, attraverso il quale gli odori arrivano direttamente al cervello. Annusando, il cane costruisce la sua memoria olfattiva, il suo archivio di odori associati a specifiche esperienze sensoriali, a determinate situazioni emozionali.

L’attività olfattiva è impegnativa, con effetto calmante e rilassante perché richiede concentrazione, equivale alla lettura di un libro. Per poter realizzare questo processo conoscitivo il cane deve potersi muovere liberamente, annusare e seguire le tracce degli odori che attirano la sua attenzione, dobbiamo comprendere che ciò che potrebbe essere “non igienico” per noi è invece importante per la sua esperienza.

Prediligendo passeggiate e perlustrazioni in ambienti naturali con ampia disponibilità di “buoni odori” offriamo la possibilità di realizzare attività di gran lunga più gratificanti e soddisfacenti rispetto a giocare per ore a rincorrere una pallina.

E la prossima volta che torniamo a casa dal nostro cane o ne incontriamo qualcuno, prima di allungare la mano per toccarlo e interagire “da umani”, fermiamoci: se lui lo desidera, lasciamoci annusare, permettendogli così di conoscere noi e il nostro vissuto.

Nulla sveglia un ricordo quanto un odore
(Victor Hugo)

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“Sono io il capo”: a volte ritornano…

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Ho la sensazione che ultimamente stia tornando in voga il termine “dominante”
per spiegare alcuni atteggiamenti del cane di famiglia. Molte persone continuano a etichettare alcuni comportamenti, l’insubordinazione ad esempio, come la diretta conseguenza di un carattere dominante e aggressivo, come se l’unico obiettivo del cane che condivide cono noi spazio e tempo fosse quello di dominarci, comandarci, esercitare il controllo su di noi, essere lui il capo branco.

Da questa convinzione purtroppo derivano tutta una serie di fraintendimenti e cattive interpretazioni degli atteggiamenti canini, ancora oggi ci si ritrova a vedere cani che vengono scossi per la collottola o “schienati” per fargli capire chi è che comanda.
Dichiarare un cane “dominante” è la scelta più comoda, la giustificazione, per basare il percorso educativo sull’imposizione fisica e per legittimare l’uso di strumenti e mezzi obsoleti, irrispettosi e dannosi come ad esempio il collare a strangolo, deleteri per la salute del cane, inaccettabili se l’intenzione è costruire una relazione sana ed equilibrata.

Basare l’educazione sulla punizione, sul controllo, su una eccessiva assertività mettono l’individuo che le subisce in uno stato emotivo negativo e fortemente stressante, tali emozioni si legano alla rappresentazione che il cane ha del suo proprietario e per estensione degli umani.
I cani sono animali sociali e come noi instaurano delle relazioni, e da queste relazioni possono derivare dei privilegi, ma tali privilegi non hanno nulla a che vedere con la prevaricazione o con l’aggressività.

Una relazione di Amicizia non ha nulla a che vedere con la leadership, il comando e la violenza.

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Se giochiamo, ritorno

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Ma in fondo perché desideriamo così tanto la compagnia di un cane? Il nostro amico a 4 zampe rappresenta la leggerezza, la voglia essere semplicemente quel che si è, rappresenta momenti all’aria aperta lontano dagli affanni di tutti i giorni.

Avere un cane offre la possibilità di riprendere il contatto con le emozioni che ci caratterizzavano la nostra infanzia, quando bambini si giocava semplicemente per divertirsi e per lasciarsi andare.

Giocare per giocare è anche il principale e più importante strumento per costruire la relazione. Oltre ai classici lanci (pallina, bastone…) attività magari piacevoli ma che a volte possono diventare fin troppo ripetitivie esistono tantissimi altri modi di giocare, il limite è solo la nostra fantasia. Con il nostro cane possiamo giocare a rincorrerci, a nasconderci, a scavare a cercare oggetti a ad attraversare insieme un ostacolo.

Nel gioco per giocare l’unica regola, se proprio non possiamo farne a meno, è lasciarsi andare, seguire l’istinto e godersi pienamente il momento. Creando diversi momenti di gioco non il nostro cane incentiveremo il suo desiderio a stare con noi, a ritornare da noi. Infatti laddove un cane non ritorna al richiamo possiamo dire che ci sarebbero diversi aspetti della relazione da rivedere e, molto spesso, uno di questi è l’aspetto ludico: perché mai un cane dovrebbe voler ritornare da noi se dopo aver giocato e corso con i suoi simili, quando lo riagganciamo al guinzaglio questo significa sempre e solo rientro a casa e ore di piena solitudine? In tutta sincerità voi tornereste volentieri da chi vi farebbe passare il tempo svolgendo solo compiti e richieste? Io no!

Allora, se abbiamo sciolto il cane per farlo correre libero quando lo richiameremo occupiamo del tempo per giocare e divertirci insieme e non facciamo i furbi perché chiedere al cane di sedersi o sdraiarci a terra o aspettarci in una data posizione non sono giochi ma compiti da svolgere!

Il gioco è relazione e giocando le emozioni positive passano attraverso gli attori del gioco. Siamo pronti a giocare?

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Il guinzaglio, emozioni in un click

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Il guinzaglio è come un cordone ombelicale, è una connessione diretta e potente tra le due menti: quella del cane e dell’umano che lo accompagna, un canale preferenziale del passaggio delle emozioni.

Il guinzaglio è un importante strumento di comunicazione: trasmette allerta, nei confronti di una situazione che si sta svolgendo, quando è teso mentre infonde tranquillità quando è morbido.

Troppo spesso la passeggiata al guinzaglio viene sottovalutata, portiamo fuori il cane con l’unico intento di fargli fare i “bisogni” scordando che per il cane ogni uscita è esperienza del mondo: ci ritroviamo a trascinarlo da un lembo all’altro delle piccole aiuole cittadine pensando alle nostre mille cose da fare e magari approfittando di questo momento preziosissimo per la costruzione della relazione con lui, per chiamare il caro amico che non sentiamo da tempo.

Il guinzaglio è la cartina tornasole dello stato della nostra relazione. Un cane tira il guinzaglio per diversi motivi: perché ha riconosciuto la strada e vuole arrivare a destinazione, perché vuole uscire da una situazione fastidiosa, magari quel tratto di strada è rumoroso o troppo  affollato o più semplicemente le uscite giornaliere non sono sufficienti sono inferiori a tre o addirittura relegate al solo fine settimana, o troppo brevi, durano sempre e solo il tempo per fare cacca e pipì e non offrono la possibilità di annusare il territorio e prendere o dare informazioni.

Camminare senza tirare al guinzaglio è come preparare un dolce squisito, tutto dipende dalla nostra attenzione nel dosare e combinare insieme gli ingredienti giusti: Relazione, Comunicazione, Motivazioni del Cane e la giusta strumentazione. Il guinzaglio lungo da 3 metri, accorciabile alla lunghezza imposta dalla legge per i tratti in città (non il flexi e non i guinzagli con catena o anelli) e prevalentemente una pettorina (non il collare a strangolo!) rappresentano un buon inizio.

La passeggiata al guinzaglio è il momento che il nostro cane aspetta con grande trepidazione: potrà finalmente prendere e lasciare informazioni. È il momento in cui anche lui potrà accedere al ‘facebook’ canino e aggiornarsi su cosa è successo in sua assenza, lasciando a sua volta preziosissimi post.

Quindi lasciamo la fretta, il cellulare e i nostri mille pensieri a casa e usciamo per una bella passeggiata solo noi insieme al nostro amico. Senza scordare sacchetti e museruola, però… 😀

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Per comunicare con il cane non è necessario perdersi in chiacchiere

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Abbiamo scoperto che per costruire e accrescere la relazione di amicizia con il nostro cane è necessario fare tante cose cose belle insieme, condividere esperienze del mondo, esplorare ambienti naturali dove il cane possa realizzare la sua identità mettendo in campo le innate capacità di perlustrazione e mappatura del territorio, ma anche fare insieme esperienze positive di altri animali, persone, etc.

La relazione basa il suo punto di forza anche sulla comunicazione. Comunicare è intendersi e andare verso un obiettivo comune oppure chiarire le proprie emozioni e intenzioni che possono anche semplicemente essere diverse.

Comunicare è conoscere, vivere e accettare le proprie emozioni. E solo comunicando le potremmo gestire al meglio senza averne paura e senza farle diventare disturbi comportamentali o problemi di relazione.

Per noi umani comunicare corrisponde principalmente a parlare: le informazioni tra un individuo e l’altro passano per il 70% attraverso la parola, ma il restante 30% è emozionale e non controllabile dalla parola. Le posture, la distanza che prendiamo, il tono, il portamento, il contatto fisico: questi sono solo una manciata di segnali che inconsapevolmente forniamo a chi riceve il nostro messaggio. Si tratta di ‘comunicazione non verbale’ e rappresenta la migliore modalità di comunicazione da mettere in atto con il nostro cane, una comunicazione “silenziosa” ma ricca di significato.

Per imparare a comunicare bene con il cane non è necessario perdersi in chiacchiere ma basta essere semplicemente coerenti con la situazione e le emozioni provate. Se voglio attivare il mio amico mi comporterò da cane e magari proverò ad uggiolare o a rotolarmi nel prato con lui: la sua risposta di curiosità sarà immediata!

Insomma basta diventare un po’ pazzi agli occhi degli altri, divertirci e tornare indietro nel tempo a quando eravamo bambini e si giocava tranquilli liberi dai condizionamenti dei grandi.

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Il cane, lui chi è?

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Gli incroci per ottenere razze con caratteristiche che sempre di più soddisfacessero le nostre necessità e ambizioni, le forzature che di giorno in giorno gli facciamo vivere sacrificandolo in contesti non naturali, il poco tempo che gli dedichiamo e gli addestramenti in cui lo coinvolgiamo per fargli svolgere compiti precisi, hanno fatto dimenticare la vera essenza del cane e spesso non lo capiamo più.

Il cane non è la razza, il cane è l’individuo. E osservandolo dobbiamo tener presente la diversa essenza della azioni che lui compie: da quelle dettate dalla sua natura di cane, a quelle che gli sono imposte, richieste o insegnate da noi.

MALINTESI

Nell’attimo esatto in cui il nostro cane varca per la prima volta la soglia di casa, ci preoccupiamo di stabilire chi comanda, dimenticando che la gerarchia intesa come CAPO e SOTTOPOSTI con ruoli ben definiti è tutta umana, mentre per il cane, la guida è colui (cane o umano che sia) che offre l’esempio e di fronte a una situazione è in grado di affrontarla e risolverla al meglio.

LA NUOVA PROSPETTIVA

La gamma delle emozioni che il cane, il nostro cane, suscita è molto ampia: dalla tenerezza, al fascino, all’affetto, fino alla paura. E se improvvisamente loro mordono o abbaiano, immediatamente li giudichiamo aggressivi o ostili senza tener conto del contesto o delle circostanze in cui l’evento si è realizzato. Spesso l’ostilità dimostrata dal cane è il frutto di scarse relazioni, di solitudine, di spazi inadeguati per muoversi o dell’uso di strumenti dannosi come il collare a strangolo.

Fermiamoci a comprendere il loro comportamento, proviamo a capire quale emozione sta percependo aiutandolo a viverla al meglio, e adoperiamoci per migliorare/modificare la nostra relazione con lui.

CANE OBBEDIENTE Vs CANE COMPETENTE

Ma allora cosa dobbiamo insegnare al nostro cane? Dobbiamo educarlo ad essere ubbidiente!

Obbedire significa “eseguire gli altrui comandi” e il cane “obbedisce”, quando riusciamo a spiegarci bene e senza malintesi, per accontentarci. Ma l’obbedienza stona con l’idea di amicizia che ci ha spinto a condividere la nostra vita con cane. Inoltre i “comandi” insegnati rappresentano abilità già proprie del cane che sa sedersi, sdraiarsi a terra…

Il fulcro centrale del nostro lavoro sarà quindi fornire e accrescere, laddove siano già presenti, le competenze del cane, offrendo gli strumenti per convergere e andare insieme verso un obiettivo comune, riportando l’attenzione sull’individuo aiutando umani e cani conviventi “il branco misto” alla comprensione reciproca per raggiungere una convivenza equilibrata e appagante.

Per questo, per me, educare un cane è non chiedere nulla, ma offrire la propria amicizia e ricominciare a giocare con loro per il puro piacere di farlo.

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Oltre il “seduto”

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Il nostro cucciolino cresce, e anche velocemente, è ancora fresco il ricordo di quando lo abbiamo tenuto per la prima volta in braccio per portarlo via con noi e della sua prima notte in casa nostra.

La cura

La cura del cane significa, in prima battuta, offrire sicurezza, cibo, riparo. Ma la vita è molto di più, se ci fermiamo ad assolvere a questa primissimo compito e non andiamo oltre non stiamo costruendo una relazione di amicizia ma realizziamo le condizioni di “arresto domiciliare”.

Una relazione di amicizia comporta lo sforzo e l’impegno a voler entrare in comunicazione con l’altro, ad accettarlo e a fare cose, tante, insieme: sentire l’altro.

L’educazione

Ora dobbiamo educare il nostro cane, siamo di fronte a lui e anche un po’ preoccupati su come procedere, ci sentiamo investiti dell’importante ruolo dell’educazione del nostro cane, le gambe tremano un po’ e i dubbi ci assalgono: “Se dovessi sbagliare cosa succederà?”

Di fondamentale importanza restare concreti e non farsi schiacciare dalla voglia di “ottenere” un cane perfetto, perché nessuno lo è, non lo siamo neanche noi. Inoltre il focus centrale è la relazione, è l’amicizia che stiamo instaurando con il nostro cane che come noi, è un essere sensiente che ama, soffre e prova emozioni.

La relazione emozionale

L’emozione è un impressione viva, una reazione affettiva intensa, piacevole o spiacevole che sia: permette di reagire velocemente ed efficacemente in situazioni pericolose di sopravvivenza.

L’emozione ha anche la funzione di comunicare agli altri come ci sentiamo, e questa comunicazione è molto più chiara e diretta del linguaggio convenzionale.

Le emozioni si possono leggere molto chiaramente sulle espressioni del viso, sul ritmo respiratorio, nel comportamento di avvicinamento o evitamento di qualcosa o qualcuno. I cani vivono pienamente le loro emozioni.

Le emozioni sono gli strumenti che intervengono nella costruzione delle relazioni, nell’evoluzione dei rapporti con gli altri. È il legame profondo e diretto con il nostro cane, è la forza che lui stesso riconosce meglio, siamo legati a lui perché ci fa sentire meno soli, perché ci guarda sempre con fiducia, lui ci capisce senza bisogno di parole.

Il nostro cane è sempre lì, ormai la sua presenza è acquisita, quasi scontata, e spesso non ci accorgiamo più di quanto sia importante per noi, non ci sorprendiamo più quando lo incontriamo, mentre lui è sempre immensamente felice di vederci, di condividere la sua vita con noi.

Lui vive le sue emozioni in maniera diretta, ascoltandole e vivendole.

Vivere vicino al nostro cane è l’occasione d’oro per reimparare a percepire e ascoltare le nostre emozioni senza averne paura, e imparare a comunicargliele.

L’emozione ha anche la funzione di comunicare agli altri come ci sentiamo, e questa comunicazione è molto più chiara e diretta del linguaggio convenzionale

Questa è la strada per la migliore comprensione del cane, della sua convivenza con noi, per far emergere quanto di più buono c’è nella nostra relazione.

I cani imparano se ci consideriamo compagni della loro vita, se facciamo prima noi quello che gli stiamo chiedendo di fare, il loro sguardo sembra quasi dire “Entra nel mio mondo e poi mi accompagnerai nel tuo”.

 

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